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ESD, EMI, ESA: facciamo chiarezza

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Nel campo dei semiconduttori si ha un massiccio uso di termini come ESD, EMI ed ESA con un’accezione negativa. L’analisi di questi fenomeni aiuterà ad affrontare queste situazioni con più ottimismo

D. Grioni (A&LCO Industries) - Ascca News 2/2008

Da molti anni ormai si sente parlare in ambito industriale di eventi ESD (ElectroStatic Discharge), fenomeni EMI (ElectroMagnetic Interference) e contaminazione indotta da ESA (ElectroStatic Attraction): acronimi molto diffusi che evocano scenari di perdite economiche da decine di migliaia di euro e provocano momenti di smarrimento soprattutto nelle industrie di semiconduttori, hard disk e display a cristalli liquidi LCD.
La situazione non è così tragica ma è utile affrontare il discorso con serenità soprattutto cercando di agire per gradi, conoscendo le basi dell’argomento e seguendo qualche consiglio dettato dal buon senso e dal pragmatismo tipico del buon tecnico che opera in ambienti a contaminazione controllata dove l’ESD, l’EMI e L’ESA possono far “sentire” la propria presenza. Chi opera nelle industrie dove l’ESD deve essere controllato e prevenuto, sa che le scariche elettrostatiche possono provocare danni permanenti ai prodotti semilavorati o finiti, provocando malfunzionamenti nei microchip, negli hard disk o nei display LCD; nei casi più gravi e pericolosi, possono indurre difetti latenti, i più pericolosi e difficili da identificare che si manifestano quando meno ce lo si aspetta.

 
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Ultima modifica il Giovedì, 18 Giugno 2020 16:12
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