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Over-design e under-design nelle clean room: razionalizzazione del design farmaceutico nel rispetto reale delle indicazioni normative - 2a parte

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Recentemente abbiamo avuto modo di soffermarci, sulle pagine di questa rivista, su alcuni esempi che, a nostro avviso, rappresentano delle interpretazioni eccessive dei requisiti normativi nell’ambito della progettazione e del controllo degli ambienti farmaceutici, sviluppando alcune considerazioni riguardanti casi spesso diffusi di “Over design”, ovvero soluzioni progettuali che eccedono i requisiti normativi, imponendo un fardello costruttivo e gestionale non richiesto. In questa seconda parte vorremmo presentare, invece, alcuni casi di “under-design” ovvero di situazioni e scelte progettuali che possono presentare dei difetti di conformità o esporre al rischio di rilievi ispettivi

G. Bini – G. Ruggirello (CTP Tecnologie di Processo Spa – Monteriggioni - SI) - Ascca News 1/2016

Spesso le situazioni di under-design sono determinate da vincoli strutturali difficili a superare, e si può essere indotti a prendere in può essere mitigata dall’adozione di opportuni controlli e procedure.
Questo può risultare inevitabile quando si interviene su reparti produttivi già funzionanti, per applicare nuove tecnologie, per un potenziamento produttivo, per un adeguamento ad una evoluzione normativa o per superare una osservazione ispettiva. In tal caso i controlli e le procedure adottate devono essere valutate con severità, applicate con attenzione e documentate con precisione.
Proprio le strutture produttive “anziane” (ageing facilities), che tipicamente presentano situazioni obsolete nella tecnologia, nei sistemi di controllo o anche nella stessa concezione del lay-out, saranno sempre di più al centro dell’attenzione delle autorità ispettive, come riportato da recenti pubblicazioni. Pertanto una situazione di compromesso che possa generare una situazione di rischio ai limiti della soglia di accettabilità, è da considerare solo in via transitoria, in preparazione di una nuova struttura produttiva o di una più incisiva ristrutturazione.

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Ultima modifica il Venerdì, 18 Marzo 2016 12:39

3 commenti

  • Ruggirello Giuseppe

    La classe C, come stabilito nell’annex 1 attualmente in vigore, viene indicata per la preparazione delle soluzioni o il riempimento di prodotti da sottoporre a sterilizzazione terminale. Viene, inoltre indicata nella preparazione di soluzioni da sottoporre a filtrazione in caso di preparazioni in asepsi.
    Per questa classe sono quindi definiti, all’interno dell’annex, dei limiti per la contaminazione sia microbiologica che particellare.
    Su questi due aspetti quindi, si concentreranno le considerazioni utili a rispondere al quesito del lettore.
    Nel caso di un’autoclave passante interposta tra un ambiente non classificato e uno di classe C, ed utilizzata per l’immissione, nel locale di classe C di prodotti imbustati, bisognerà stabilire se questa attività possa compromettere i limiti stabiliti per la classe del locale di arrivo e se il processo, e i parametri di qualità che lo caratterizzano, siano riproducibili.
    In generale questa verifica si sviluppa nella convalida del processo che, partendo da limiti definiti per la contaminazione particellare e microbiologica del prodotto e dell’ambiente di partenza, definisca i criteri di accettazione per le medesime grandezze dopo il trattamento di decontaminazione. Tali criteri di accettazione dovranno essere compatibili con i requisiti previsti per il locale.
    Nel caso in questione, tuttavia, l’approccio viene complicato dal fatto che non si può essere certi del livello di contaminazione iniziale di prodotto e ambiente perché le condizioni del locale non sono controllate (e quindi verosimilmente non riproducibili).
    Dal punto di vista puramente teorico quindi, non essendo garantiti né assicurabili i criteri iniziali, non sarà possibile assicurare quelli finali.
    Tuttavia, ci sentiamo di poter suggerire un approccio meno rigido ma comunque concreto e basato su considerazioni a nostro avviso condivisibili.
    Il metodo si basa sulla caratterizzazione delle condizioni del locale e del prodotto di partenza per un periodo sufficientemente lungo. Possibilmente queste condizioni andranno peggiorate per le verifiche successive.
    Quindi si effettuerà una convalida di processo in cui, oltre a verificare le condizioni del prodotto a fine ciclo si includeranno, nei criteri di accettazione, il rispetto dei limiti di classe dell’ambiente a contaminazione controllata in prossimità della porta di scarico dell’autoclave, nel momento dello scarico. Se le prove vengono impostate con un margine di sicurezza tale da poter rendere trascurabili le oscillazioni sui valori di contaminazione iniziali di prodotto e locali, potremmo concludere che l’approccio seguito è sostenibile.
    Si presuppone, infine, che l’apertura della porta sul locale di classe C sia interbloccata e che possa avvenire solo dopo l’effettuazione di un ciclo di decontaminazione.

    Rapporto Ruggirello Giuseppe Mercoledì, 12 Ottobre 2016 14:31 Link al commento
  • Bini Giovanni

    Ritengo che la criticità non stia tanto nella classificazione dei locali messi in comunicazione dall’autoclave, ma nel processo di sterilizzazione e nell’oggetto da sterilizzare. Mi sembra ovvio che la busta debba essere permeabile al vapore e che debba essere sviluppato un ciclo di sterilizzazione per carichi porosi, di tipo overkill, da convalidare anche con il supporto del test di Bowie-Dick. Questioni da considerare per una analisi dei rischi sono anche il tipo di operazioni a cui l’area di grado C è destinata (ripartizione di un prodotto da sterilizzare successivamente o preparazione di componenti o prodotti da introdurre in area asettica), il tipo di bioburden che potrebbe essere introdotto e le modalità di manipolazione del batch-record in area C.
    L’Annex 1 delle GMP Europee, dal canto suo, non prescrive per gli airlock (di cui un autoclave è una tipologia particolare) un passaggio graduale di classe, e, quindi, non esclude la possibilità di passare da un’area CNC ad una di grado C.
    In ogni caso è difficile poter respingere in modo sicuro tutte le obiezioni possibili, ed è anche per queste problematiche che viene incoraggiata la tendenza ad adottare sistemi paperless, sicuramente opportuni per le registrazioni in aree classificate: penso di poter ritenere che nel prossimo futuro questo tipo di tecnologia tenda a diventare obbligatoria, anche per risolvere altri tipi di criticità (data integrity, tracciabilità, ecc.).

    Rapporto Bini Giovanni Mercoledì, 05 Ottobre 2016 16:35 Link al commento
  • Barbara Merlini

    Vogliamo sottoporre a tutti i lettori di Ascca News un parere arrivato da un lettore. Come ritenete l'installazione di un'autoclave dotata di porta passante presso un locale di classe C che comunichi sul un lato sporco con un'area non classificata? Questa idea è venuta per poter migliorare il flusso dei materiali e utilizzare l'autoclave come pass-box "sterile" di batch record imbustati e termosaldati all'esterno della classe C.
    Aspettiamo i vostri commenti.

    Rapporto Barbara Merlini Mercoledì, 05 Ottobre 2016 10:03 Link al commento
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