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Intervista a Techniconsult

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Da sempre focalizzata sul farmaceutico secondario, dal 2017 Techniconsult ha ampliato il suo campo di attività aprendo una nuova divisione con relativa nuova sede, dedicata al farmaceutico primario: intermedi, bulk, API e biotech. Ne abbiamo parlato con Pier Angelo Galligani e Sonia Ricci (Responsabile Divisione Processo).

Quando e perché nasce questa nuova sede?

TC 1Nasce nel 2017, all’interno di un piano più complesso di potenziamento dei servizi offerti da Techniconsult. Storicamente Techniconsult si è dedicata al settore pharma prevalentemente nel farmaceutico secondario. Sporadicamente si è occupata di farmaceutico primario, processo chimico e di biotech. Successivamente, collaborando con una serie di clienti importanti, ci siamo accorti che questo orientamento poteva essere visto
come un handicap. Avendo raggiunto una stabilità aziendale ed una visibilità importanti, abbiamo deciso di aprire una divisione e una nuova sede per colmare questa lacuna e per completare e diversificare il tipo di servizi che storicamente abbiamo offerto al mondo farmaceutico. Questa decisione è stata recepita molto favorevolmente dai nostri clienti.

Come si arriva alla scelta di Pavia?

Noi avevamo un’esigenza fondamentale: trovare una location che fosse facilmente raggiungibile da Firenze, soprattutto perché inizialmente tutto il lavoro è stato svolto dalla sede principale, e che ci permettesse di poter raggiungere facilmente alcuni importanti clienti situati nell’hinterland milanese.
Ci siamo quindi inizialmente indirizzati su Milano pensando di riuscire a combinare facilmente le due esigenze. Una serie di opportunità legate alla logistica, ci ha fatto successivamente propendere per Pavia, una città facilmente raggiungibile con l’autostrada e ottimamente collegata con Milano attraverso la rete ferroviaria.
Una volta scelta la città, abbiamo iniziato a pensare alla sede. In una prima fase si era pensato di affittare dei locali presso il Polo Tecnologico di Pavia. Questa era una soluzione ottimale per i primi tempi (inizialmente si pensava di partire con un organico di tre persone) soprattutto per le sinergie che questa soluzione poteva proporre, sia a livello di start-up, che di dipartimenti (nel Polo sono presenti diversi laboratori del Dipartimento di Farmaceutica). Inoltre dava la possibilità di usufruire di spazi comuni e di creare stage con l’Università, venendo così in contatto con giovani da impiegare per brevi periodi di tempo. Il numero crescente di persone impiegate fin dall’inizio (attualmente siamo 7 persone: Sonia Ricci come responsabile, un Project Manager e cinque processisti) ci ha portato però a dover pensare ad una soluzione più articolata, con spazi ben delineati e tutta una serie di necessità che poco si sposavano con la realtà del Polo Tecnologico.
Ci siamo quindi indirizzati verso un “ufficio” classico ed alla fine abbiamo scelto l’attuale location.

Siete partiti praticamente da zero. Cosa ha voluto dire in termini di organizzazione?

La prima esigenza che abbiamo avuto è stata quella di creare un amalgama tra le varie persone. Inizialmente abbiamo quindi favorito gli incontri di dipartimento per consolidare le varie competenze. In seconda battuta, avendo scelto di assumere giovani, abbiamo dovuto pianificare e svolgere un articolato programma di formazione professionale. L’azione più incisiva è stata quella di mettere in atto un programma formativo interno che potesse portare ad una continua crescita del personale assunto. In questo abbiamo sfruttato la grande esperienza che Sonia Ricci ha maturato in ISPE e la sua convinzione che le attività di formazione e la partecipazione ad attività associative siano fondamentali non solo per le nuove leve ma – e soprattutto – per le figure “senior”. Partecipare ad incontri di associazioni o a giornate tecniche è un momento di confronto utilissimo per condividere esperienze e per scambiarsi opinioni.
Nella fase di formazione professionale anche gli incontri con clienti e fornitori sono fondamentali. Fare formazione è una attività onerosa ma indispensabile. E Techniconsult ha sempre creduto in questo aspetto.

Veniamo all’attività di questa sede. L’ambito operativo è sempre il settore farmaceutico?

L’ambito è quello chimico-farmaceutico. Ci occupiamo di intermedi, bulk, API e di biotech. Andiamo inoltre ad ampliare i servizi con valutazioni HSE classiche, di analisi del rischio anche a livello GMP, valutazioni Atex, studi di sicurezza e HAZOP. Occupandoci di design di impianti farmaceutici per produzione e per sintesi, ultimamente abbiamo anche acquistato un software per la modellazione del processo e la simulazione dei batch. Anche questo nell’ottica di poter fornire un servizio, che solitamente viene richiesto dal cliente.

Quale può essere il vostro plus?

La nostra è una struttura che può essere definita “client oriented”. In pratica siamo in grado di assicurare una flessibilità nel lavoro che spesso le realtà più grandi non hanno. Inoltre possiamo contare sull’intera struttura di Techniconsult, il che vuol dire poter avere una integrazione costante e sinergica con gli altri gruppi di lavoro e le rispettive diverse discipline.

Qual è il vostro bacino di utenza? Italia o anche estero?

Techniconsult storicamente opera principalmente in Italia, con una prevalenza nel Centro-Sud. La sede di Pavia inizialmente era stata pensata anche come base per aumentare la presenza nel Nord Italia. In realtà fin dall’inizio abbiamo acquisito lavori in tutta Italia. E questo perché alla fine quello che conta sono le competenze che si mettono in campo e non tanto la propria localizzazione geografica. Sicuramente in un futuro, nell’ottica di ampliare alcune funzioni come la convalida o la construction, Pavia potrebbe rispondere anche ad un’esigenza “logistica” ed essere una vera e propria base di appoggio. Per adesso però
questo aspetto non è ancora prevalente.
Per quanto riguarda il potenziamento delle attività all’estero, è un argomento su cui il nostro gruppo sta lavorando molto. Nel passato Techniconsult ha operato all’estero prevalentemente in paesi quali la Gran Bretagna, la Grecia, l’Egitto; spesso i progetti sono stati acquisiti tramite clienti italiani. Ora vogliamo allargare la nostra presenza, e per far questo stiamo collaborando con agenti locali e abbiamo messo in atto joint ventures con partner internazionali per lo sviluppo di grossi progetti.

Avete altri progetti per il futuro?

Sicuramente completare l’integrazione di questa sede con il resto dell’azienda, arricchendone la struttura operativa. Attualmente stiamo programmando l’acquisizione di risorse tecniche ed anche figure di collegamento.
Vogliamo ovviamente continuare il percorso di crescita delle figure assunte, consolidando le competenze esistenti e rendendole sempre più autonome.
Dobbiamo inoltre consolidare i rapporti con i clienti, in modo da poter creare prospettive per il futuro e proseguire lo sviluppo.
Tutto questo rientra in un piano più generale che sta coinvolgendo la struttura centrale dell’azienda: abbiamo infatti appena ridisegnato tutto l’organigramma aziendale, rafforzando sia le risorse dedicate al project management che quelle dedicate alle varie divisioni tecniche (Ingegneria, Processo, Commissioning & Qualification).
Un paio di anni fa Techniconsult ha inoltre acquisito TECMA, una società dedicata alla manutenzione nel settore farmaceutico, attiva anche come società di installazione impianti meccanici ed elettrici. Nata come una scommessa, oggi ci sta dando ritorni importanti. Stiamo inoltre guardando al settore dell’automazione e alle tematiche dell’Industry 4.0, con particolare riferimento alle attività manutentive.
Possiamo dire che abbiamo molta carne al fuoco e si sa che l’appetito vien mangiando!

TC 2

Pubblicato in Ascca News 2/2018

Ultima modifica il Lunedì, 02 Luglio 2018 11:44
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