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In tutti quegli ambienti in cui è necessario uno stretto controllo della contaminazione ambientale può non essere sufficiente assicurare la qualità igienica degli indumenti. È dimostrato, infatti, che l’abito può divenire esso stesso una fonte di contaminazione. Ecco perché vi è la necessità di avere tessili con proprietà antimicrobiche ad ampio spettro e a rapida azione in grado di impedire la proliferazione microbica, consentendo di prolungare la qualità igienica degli indumenti, con conseguente riduzione della diffusione della biocontaminazione

F. Elia (Alsco Italia Srl ) - Ascca News 4/2009

Assicurare la qualità igienica degli indumenti, in accordo alle più rigorose norme in materia di controllo della biocontaminazione in lavanderia industriale, può non essere sufficiente nei settori più esigenti dove è necessario uno stretto controllo della contaminazione ambientale (settore sanitario, farmaceutico e alimentare) o una protezione aggiuntiva dell’indossatore da agenti potenzialmente infettivi (settore del pronto intervento e dei servizi ambientali).  L’abito, infatti, può essere un prezioso strumento di protezione dell’ambiente e dell’indossatore ma, in particolari condizioni, può divenire esso stesso una fonte di contaminazione. Poter disporre di tessili con proprietà antimicrobiche ad ampio spettro e a rapida azione in grado di impedire la proliferazione microbica, consente di prolungare la qualità igienica degli indumenti, con conseguente riduzione della diffusione della biocontaminazione. Nell’ultimo decennio l’importanza dei tessili antimicrobici è cresciuta costantemente ed ormai li ritroviamo in numerose applicazioni.

 
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Pubblicato in Case study
Lunedì, 30 Giugno 2014 09:10

Tessili tecnici nelle sale operatorie

Circa il 40% delle infezioni chirurgiche post-operatorie in sito sono contratte al momento dell’intervento, quando c’è la possibilità che i microrganismi raggiungano la ferita aperta. Una corretta vestizione può prevenire la trasmissione di agenti infettivi tra pazienti e personale clinico durante gli interventi chirurgici e altre procedure invasive

A. Clementi (Alsco Italia Srl) - Ascca News 2/2014

Circa il 40% delle infezioni chirurgiche post-operatorie in sito sono contratte al momento dell’intervento, quando c’è la possibilità che i microrganismi raggiungano la ferita aperta. La fonte dei microrganismi è esogena, ovvero da personale, oggetti inanimati, altri pazienti, oppure endogena, cioè dal paziente stesso. La sala operatoria è quindi un ambiente complesso ad alto rischio in quanto l’intervento chirurgico che vi si compie espone il paziente a un rischio infettivo, che può essere minimizzato solo adottando procedure di sanificazione, disinfezione e sterilizzazione, seguendo protocolli comportamentali per l’équipe operatoria e limitando la contaminazione microbiologica dell’ambiente mediante particolari sistemi di trattamento dell’aria detti impianti di Ventilazione e Condizionamento a Contaminazione Controllata (VCCC) [1].

 
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