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Intervista a Techno One Srl

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Nel mondo industriale i termini “controlli aeraulici” sono spesso associati ad interventi straordinari per risolvere gravi problemi di contaminazione. In realtà in un normale piano di manutenzione ordinaria, sarebbe buona
cosa considerare, non solo il reparto produttivo, ma tutto l’ambiente di lavoro. Ne abbiamo parlato con Gregorio Mangano (Fondatore) ed Emanuele Rossi (Responsabile divisione Pharma) di Techno One.

Inziamo con una breve storia dell'azienda

Techno One nasce sul finire degli anni ’90 quando Gregorio Magnano decide di mettere a frutto il suo background di conoscenza e occuparsi di impiantistica meccanica (condizionamento, riscaldamento, ventilazione) e di igiene aeraulica negli impianti di ventilazione ed in particolare nei condotti di ventilazione. L’azienda è tra le prime a svolgere questa attività, grazie all’acquisto di una attrezzatura per l’epoca avveniristica e molto costosa, ossia un robot che entrava nei canali, li ispezionava e li puliva. Convinti da sempre che l’igiene dell’aria e poi dell’acqua fossero un settore di sicuro interesse per il futuro, l’azienda ha iniziato a cercare quei mercati più interessati e ricettivi, rivolgendosi quindi a società multinazionali (soprattutto quelle legate al mondo USA, dove occuparsi dell’igiene dei canali, pulirli e controllarli è cosa abbastanza comune), alcuni uffici della pubblica
amministrazione di fascia alta, residenze private, qualche ospedale e qualche scuola.
Più difficile è stato l’approccio con il mondo industriale, in particolare il farmaceutico, dove il controllo delle condizioni igieniche dei canali è spesso visto come un qualcosa di superfluo e dove l’attenzione è tutta  focalizzata sul prodotto, con un impiantistica pensata per rispettare alti standard di performance e con ambienti classificati.
Per fortuna questo atteggiamento è cambiato negli ultimi anni, tanto è vero che dal 2014 – anno in cui sono stati fatti parecchi lavori nel mondo pharma legati al de-comissioning – è stata creata una divisione dedicata solamente al pharma e ai settori limitrofi, come la cosmetica e la microelettronica.

TO 2Quali sono i principali servizi che offrite?

Grazie alle nostre approfondite conoscenze tecniche e normative, ci prendiamo cura dei vari impianti dal punto di vista igienico, il che si traduce con una serie di servizi legati ed affiancati alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti.
Per quello che riguarda la manutenzione ordinaria e programmata, si traducono principalmente nel normale controllo delle condizioni igieniche degli impianti di ventilazione, UTA e canali, attraverso due tipologie di analisi: quella dei sedimenti e quella microbiologica. Può inoltre succedere che ci sia una richiesta per particolari agenti chimici. In quest’ultimo caso la ricerca parte da una specifica richiesta del responsabile di produzione del reparto.
Sono controlli la cui frequenza deriva da un’analisi e da una valutazione preliminare. Purtroppo la normativa in Italia non ci aiuta, perché nel settore industriale non esistono obblighi, come avviene invece per il settore commerciale, civile e residenziale. Lo stesso 81/2008, pur essendo il punto di riferimento, non parla di canali ma di microclima e impianti aeraulici e demanda allo specialista la scelta delle tempistiche dei controlli. Esistono due linee guida del 2006 e 2013 che di fatto valorizzano la figura dello specialista dell’igiene aeraulica che valuta a seconda del tipo di industria, del sito e del tipo di produzione, come agire. Ecco quindi che
possiamo avere controlli ogni 2/3 anni se dall’analisi emerge che lo stabilimento non ha praticamente problemi; possiamo scendere a controlli annui nel caso in cui nello stabilimento ci sia una situazione potenzialmente critica; fino a decidere controlli annui e ispezioni di alcune parti nascoste dell’impianto ogni 3 mesi. Le parti nascoste sono una delle problematiche principali - soprattutto nel farmaceutico - perché gli impianti sono “sigillati” e a parte le parti comuni dove si cambiano i filtri e le cinghie, tutto il resto è fatto da parti appunto nascoste. Cosa succede se quella volta su un milione il filtro non funziona oppure si degrada? Oppure se a
seguito di una piccola scossa di assestamento il filtro è messo fuori asse senza che nessuno se ne accorga oppure si è staccato un flessibile, una parte è marcita e sta trafilando o “pescando” aria da qualche parte senza che lo si possa vedere? Ecco perché non controllare mai non è la migliore strategia.

E per manutenzione straordinaria?

Il classico caso è quello del de-commisioning. Quando si deve cambiare un apparato dell’impianto di ventilazione a servizio di una linea di produzione, è fondamentale sapere che cosa sia transitato all’interno di quei canali, soprattutto se fanno riferimento all’impianto di estrazione. Lì dentro potrebbero essersi accumulati agenti e/o principi attivi di qualsiasi genere legati alle lavorazioni che sono state fatte, e parliamo di componenti tossici, nocivi e cancerogeni. Nel momento in cui questi canali o parti di impianto vengono rimossi per far posto a nuove attrezzature o nuovi equipment, è necessario eseguire una decontaminazione degli stessi prima di smontarli e poi smaltirli. Purtroppo questa sensibilità non è così sviluppata, e si tende a sottovalutare l’importanza di queste operazioni. Oltre a non essere un atteggiamento etico, è errato sia dal punto di vista tecnico che normativo. Secondo il decreto 81/2008 infatti il datore di lavoro che non informa preventivamente il lavoratore degli eventuali rischi connessi al tipo di attività da svolgere può incorrere in condanne penali.
Sempre parlando di impianti di estrazione, possiamo intervenire anche quando, per una qualsiasi ragione imponderabile legata al processo produttivo, si genera un evento non voluto che contamina tutto l’ambiente e quindi anche gli impianti di ventilazione.
Un altro caso è legato ai sistemi di filtraggio: in caso di blow-up (ossia quando un malfunzionamento del sistema permette ai contaminanti - come gli eccipienti o le polveri di processo – di creare una sorta di muro sulla sezione di filtrazione impedendo così il passaggio dell’aria) si ha un fermo del processo di produzione con conseguente intervento urgente e in emergenza per eliminare la contaminazione improvvisa, attraverso la rimozione del muro che blocca l’impianto di filtrazione piuttosto che il riposizionamento dei filtri o la pulizia dei condotti dell’aria che in maniera non prevedibile e non voluta si sono contaminati.

TO 1Faccio un po’ l’avvocato del diavolo. I vostri controlli comportano il fermo dell’impianto. Situazione che non sempre è accettata dall’industria soprattutto farmaceutica.

Verissimo. La bonifica e decontaminazione di un impianto può richiedere il fermo anche di una settimana. È chiaro che se hai impianti che lavorano in continuo (24/24) l’intervento è visto esclusivamente come un costo. Da un punto di vista meramente economico basterebbe considerarlo come un costo produttivo e metterlo a budget.
In realtà bisogna cambiare la mentalità e vedere l’impiantistica e la ventilazione dell’aria come un alleato del processo, non come un fastidio. È provato come un ambiente con giuste condizioni termoigrometriche e alta qualità dell’aria, riduca il turn-over e il tasso di assenteismo.
Avere un impianto pulito significa non solo tenerlo sotto controllo, ma anche ridurre potenziali rischi di cross-contamination e aumentare la durata dell’impianto. Senza dimenticare l’aspetto importante legato all’energy saving, argomento molto importante in questo periodo. Avere impianti puliti consente infatti un risparmio dal 10 al 15% su base annua del consumo di energia (la forbice dipende anche dal contesto geografico in cui è posta l’azienda).
In impianti con costi energetici considerevoli, come quelli utilizzati nel settore farmaceutico, la quota risparmiata può ripagare il costo della manutenzione ordinaria.

Dovreste quindi essere visti come dei veri e propri partner per le aziende

Assolutamente si. Riprendiamo il discorso del de-commissioning, dove la presenza di diversi dipartimenti interni all’azienda (produzione, controllo qualità, HSE) può bloccare il processo. Noi ci poniamo come responsabili di progetto, facendoci carico di tutte le varie problematiche, ascoltando e coordinando le diverse figure. Grazie alle nostre indagini approfondite dell’impianto, possiamo ricostruirne la storia e dare informazioni a chi sta lavorando su quell’impianto (spesso gli impianti non producono o non hanno prodotto solo quella molecola o quel principio attivo e chi ci lavora sopra non sempre ne è conoscenza).
Infine, ma non meno importante degli altri aspetti, possiamo essere di supporto anche in sede di eventuali cause giudiziarie, dando aiuto anche in caso di cause per danni biologici.

Che cosa vi augurate per il futuro?

Diciamo che vorremmo essere visti dalle aziende – in primis le farmaceutiche - non come un problema per l’azienda o come un puro costo.
Come dicevo prima è necessario un cambio di mentalità. Bisogna promuovere la cultura della pulizia e dell’igiene e della decontaminazione degli impianti, considerando tutto quello che gira intorno alla rimozione dei contaminanti presenti sulle superfici degli impianti. È necessario che si capisca che queste attività devono essere fatte e che ci si può rivolgere a società che lo fanno di mestiere e che ti possono fornire la soluzione già pronta.
In questo lavoro ci piacerebbe coinvolgere non solo gli utilizzatori finali (le aziende) ma anche associazioni come ASCCA perché – ribadisco – è anche una questione di cultura.

Pubblicato in Ascca News 1/2018

Ultima modifica il Lunedì, 09 Aprile 2018 16:15
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